Il Castello
Con l’assalto di Torino del 1706 il castello di Pianezza assume un ruolo importante nella guerra avvenuta fra i Francesi ed i Piemontesi.
E’ il 5 Settembre e parte di un convoglio di rifornimenti francese si rinchiude nel castello, già occupato dai Francesi.
Il castello viene subito circondato dalle truppe comandate dal Principe d’Anhalt.
Secondo la tradizione, sopraggiunta la notte, una giovane popolana di nome Maria Bricca conduce il Principe e i Granatieri Brandeburghesi per una via segreta che conduceva alle cantine del castello.
Le fonti piemontesi dell’epoca menzionano questo avvenimento come acquisito dalle fonti francesi che sottolineano il fatto che le loro truppe sono state sorprese grazie all’utilizzo di un percorso sotterraneo che conduceva fin dentro alle mura del castello.
Questo è sicuramente l’episodio storico più importante legato al castello di Pianezza, che anticipa di soli due giorni la vittoria sui Francesi con la liberazione di Torino dal lungo assedio cui era stata sottoposta la città.
APPROFONDIMENTI
- INTRODUZIONE STORICA
- IL CASTELLO NEI SECOLI
- DESCRIZIONE DEL CASTELLO
- DEMOLIZIONE DEL CASTELLO
- LA GALLERIA ED I RESTI DEI SOTTERRANEI
- LE RIPRODUZIONI DEL CASTELLO
- LA VILLA LASCARIS
- IL PARCO
- DOCUMENTO PIANTA CASTELLO E BORGO 1768
- CARTE PLANIMETRICHE CASTELLO
- RICOSTRUZIONE IN 3D dell’Architetto Daniel CANOVA
Ai tempi dell’antica Roma, nella zona della Pieve (o forse un po’ più avanti verso Sassetto) esisteva un guado che consentiva il collegamento fra le due strade per Susa (“SEGUSIUM”) e le Gallie, quella che da Collegno (“AD QUINTUM” in latino, ovvero posta al quinto miglio da Torino “AUGUSTA TAURINORUM”) portava ad Avigliana (“..”) e quella che risaliva la valle lungo l’altra sponda della Dora. Nei pressi della Pieve sono state ritrovate in passato tombe romane e non è da escludere che la Pieve sia stata costruita come sovrapposizione di un preesistente luogo di culto pagano.
Quindi questo punto, peraltro in posizione elevata e panoramica, era particolarmente importante perché consentiva di controllare il transito sulla strada ed il passaggio del fiume.
Inevitabilmente era destinato ad essere fortificato. Quando ?
Il primo documento in cui si cita il castello è quello in cui l’imperatore Federico Barbarossa, in odio ai Conti di Savoia, lo assegnò in dominio al Vescovo di Torino. Il diploma del 26 gennaio 1159 citava “curtem de Planicia cum castello, et districto, et plebe”. Ciò nonostante Umberto III di Savoia fece occupare il castello: da ciò si può intuire che il castello doveva essere importante e molto ben fortificato e che i Conti di Savoia vantavano dei diritti su di esso e sulle terre di Pianezza.
Da un articolo su Jaquerio e la Pieve viene citato il Castello:
L’antica Pieve di san Pietro compare in un atto del 26 gennaio 1159 con cui Federico Barbarossa conferma a Carlo, vescovo di Torino, ampi diritti di giurisdizione pubblica sulla città e sul distretto che la circonda per dieci miglia, comprendendo Pianezza, il Castello, la Pieve e l’esercizio di ogni altro diritto riservato all’Imperatore (Gabotto-Barberis, Le carte dello Archivio Arcivescovile di Torino fino al 1310, BSSS 36, Pinerolo 1906, doc.24,p.31ss).
Nelle righe seguenti vengono riepilogate le date più salienti relative alla storia del Castello di Pianezza. Quello che è importante segnalare è che, poco alla volta, attorno al Castello, venne costruita la “Villanova di Pianezza”, nel periodo in cui, attorno al 1200 / 1300, si andarono consolidando gli abitati ed i ricetti attorno ai castelli.
Nel 1235 il Castello e le sue terre passano al ramo d’Acaja.
Nel 1360 Amedeo VI, il Conte Verde, vende Pianezza ed il suo contado ai Provana, già signori di Vinovo.
Le dispute fra i vari rami dei Savoia però non tardano a scoppiare, tant’è che nel 1365 il Castello viene preso d’assedio ed espugnato dopo tre giorni di combattimento. La famiglia dei Provana viene privata del feudo che ritorna agli Acaja. Nel 1418, con la morte di Lodovico, ultimo principe di Acaja, la famiglia si estingue.
Grazie ad una porzione di feudo ancora in loro possesso, nel 1421 i fratelli Provana vengono nuovamente “investiti” della porzione di feudo già del loro padre. Nel 1438 il loro possesso sul feudo di Pianezza divenne completo.
Nel 1559 i Provana si trovarono nella necessità di vendere parte del feudo a Lorenzo Nomis, famiglia originaria di Susa, che era mercante in Torino.
Infine, nel 1570 i Provana ed i Nomis vendettero l’intero feudo di Pianezza al duca Emanuele Filiberto di Savoia che nello stesso anno ne infeudò la sua favorita Beatrice Langosco di Stroppiana, vedova del Conte di Vesme. Nel 1581 il feudo venne elevato al titolo di “Marchesato”. Alla morte di Emanuele Filiberto la Marchesa Beatrice sposa il Marchese Francesco Martinengo.
Nel 1607 divenne marchese di Pianezza Carlo Simiana, sposo di Metilde Langosco (figlia di Beatrice), legittimata Savoia. I Simiana erano nobili Provenzali di antiche origini, al servizio dei Savoia. Il marchese di Pianezza fu per lunghi anni primo ministro e consigliere.della reggente Madama Cristina. E’ probabilmente sotto ai Simiana che il Castello assunse le forme di elegante e magnifica residenza nobiliare.
Del Castello purtroppo non restano che alcuni resti, che fanno parte dei sotterranei e del bastione esterno più alcuni resti sparsi nel parco.
Possiamo sbilanciarci in una rapida descrizione, dal momento che sono note le planimetrie disegnate dall’ “architetto reale” Francesco Cardone, che risalgono al 1715 e dalle stampe del Cignaroli e del Bagetti che ce lo mostrano in tutto il suo splendore. Quindi noi andiamo a descrivere velocemente il Castello com’era ai tempi dei Simiana, ovvero quando da fortezza medievale venne trasformato in magnifica residenza nobiliare.
Il maniero si presentava come una superba costruzione di tre piani fuori terra, con una pianta quasi quadrata di oltre 40 metri di lato. La superficie coperta era pertanto di circa 1.500 mq a piano, per un totale di 4500 mq., dotati di sale, salotti, camere da letto, bagni, corridoi, scaloni e scale a chiocciola, terrazze con balaustre marmoree.
Il piano terreno si trovava ad un livello leggermente sopraelevato (possiamo immaginare circa 1 – 1,5 metri rispetto al piano del parco attuale: ciò è dimostrato dal fatto che all’esterno, per accedere all’interno, c’erano due rampe laterali che si raccordavano nella balconata frontale. Il piano terra consisteva in una quindicina di ampi locali, altrettanti locali minori o di servizio). Al centro era presente un ampio salone con sei colonne fiancheggiato da salottini. Cinque colonne sono ora sparse nel parco, mentre la sesta è stata utilizzata (tagliata e lavorata) per reggere il Tabernacolo nella Cappella della Villa dal Marchese Lascaris. Forse anche le statue che decorano le terrazze della Villa provengono dal Castello, anche se recenti ipotesi di Adorno Giovanni (storico riconosciuto di Pianezza ormai scomparso) le fanno provenire dal Castello della Venaria.
Al primo piano si accedeva attraverso uno scalone d’onore a due rampe che immetteva in un vestibolo, quindi ad ampio ed alto salone. Il numero e la disposizione dei locali presenti al primo piano era all’incirca uguale a quella del piano terreno. Al primo piano era altresì presente una piccola cappella.
La superficie del secondo ed ultimo piano era leggermente inferiore, dal momento che il salone del primo piano aveva il soffitto alto (era il classico salone da ballo con i lampadari che scendevano dall’alto) ed occupava spazialmente anche la parte centrale del secondo piano, fino al sottotetto. Ciò consentiva di poter coprire l’ampio salone con una soffittatura non eccessivamente pesante, dal momento che non era destinata a sopportare ulteriori pesi. Questa tipologia di costruzione trae probabilmente le sue origini dal castello medievale ove, nel momento della trasformazione in castello-residenza, il cortile interno venne trasformato in questi ampi saloni, in modo analogo a quanto successe (ed in quel caso è storicamente documentato) al Castello di Racconigi o a Palazzo Madama (Torino).
Gli ambienti del secondo piano, una ventina in tutto, erano mediamente più piccoli rispetto a quelli dei piani inferiori.
Da questa breve descrizione traspare una superba costruzione, che ci possiamo immaginare animata dalla corte dei Marchesi di Pianezza.
Completavano la costruzione i sotterranei che erano disposti su tre lati (verso EST / Torino, verso SUD / Dora, verso OVEST / Valle di Susa), con un corridoio di collegamento frontale (verso NORD / lato parco), e rispecchiavano quelle che dovevano essere le fondamenta e le dimensioni del Castello Medievale e si trovavano al livello della lunga galleria detta “di Maria Bricca”. I sotterranei presentavano numerosi locali (cucine, magazzini e cantine), due forni e due pozzi.
Alcuni anni dopo (verso il 1730-40 ?) venne aggiunto sul versante sud (lato verso la Pieve di San Pietro) un ampliamento di forma rotonda della balconata preesistente, presente sulle stampe che sono tutte successive al 1750. Molto probabilmente anche all’interno di questa “Rotonda terrazza sulla Dora” vennero ricavati dei locali sotterranei, alcuni dei quali sono già stati individuati.
Da una mappa del 1785 emerge che l’ingresso monumentale era già presente, nelle forme e nella posizione dell’attuale arco di accesso al parco. A occidente del castello erano ampi giardini all’italiana con aiuole e giochi d’acqua, mentre nel sito dell’attuale Villa Lascaris erano presenti le scuderie sovrastate da fienili. In un’altra costruzione era ricavata la citroneria. Esistevano poi una cascina, granai, abitazioni per la servitù ed un fabbricato conteneva, secondo la descrizione riportata sulla mappa, anche un torchio per l’olio.
Tutto attorno orti, frutteti, zone a prato e vigneti digradanti verso il basso.
Per concludere le vicende storiche legate al Castello di Pianezza (degli episodi legati all’Assedio di Torino del 1706 si parlerà in seguito nella visita alla galleria…), si segnala che nei primi anni del ‘700 il feudo di Pianezza ritornò in parte ai discendenti dei Simiana ed in parte ai discendenti dei Martinengo, fino a quando, per mancanza di eredi, nel 1785 il castello di Pianezza col suo feudo fu riunito al regio patrimonio.(ovvero al patrimonio di Casa Savoia).
Nel 1798 il governo rivoluzionario francese, occupante il Piemonte, vendette il castello ad una società di demolizione che ne recuperò i materiali.
Infine nel 1808 ciò che rimaneva dell’antico castello venne venduto al marchese Lascaris di Ventimiglia che eresse negli anni seguenti la signorile villa che poi, nel 1838, alla sua morte venne donata per scelta testamentaria alla Curia torinese, con l’obbligo – da parte dei Vescovi – di soggiornarvi almeno 20 giorni all’anno.
LA GALLERIA ED I RESTI DEI SOTTERRANEI
Il busto di Maria Bricca, posto all’inizio della galleria del Castello, risale al 1906, anno di commemorazione del bicentenario della liberazione di Torino.
Al di là della totale veridicità dell’episodio (che Maria Bricca fosse o meno alla testa dei Granatieri o avesse solo indicato il passaggio), certamente per poter occupare ed espugnare così improvvisamente e velocemente il castello, gli alleati dovettero agire con totale sorpresa e quindi è assolutamente verosimile che siano penetrati all’interno del perimetro del castello attraverso un passaggio segreto.
Tutto il sottosuolo pianezzese, specialmente verso la Dora, è ricco di “puddinghe” ovvero ghiaie di origine glaciale ed alluvionale fortemente compresse e cementate, estremamente solide e che ben si prestano ad essere scavate e a generare gallerie senza la necessità di dover provvedere ad una successiva armatura. Numerose sono ad esempio queste gallerie, lunghe molte decine di metri, scavate alla base della parete ghiaiosa sotto il parco di Villa Rossi o sotto Piazza 1° Maggio, entro cui scorrono le bealere. Non solo, ma sotto al parco di Villa Rossi esiste una galleria naturale (nella prima parte allargata artificialmente) che poi prosegue perpendicolare alla Dora in direzione di Piazza Rossi, lunga in tutto ben 232 metri. Questi dovevano essere dei canali di scolo attraverso cui scorrevano le acque in periodi interglaciali.
Quindi potevano esisterne molte al momento sconosciute o non più agibili: non c’è pertanto nulla di anomalo nel pensare che anche i Feudatari di Pianezza ne avessero fatte costruire per poter segretamente abbandonare il castello….
La tradizione vuole che quella che andiamo a percorrere sia la “galleria di Maria Bricca”, in fondo alla quale si è proprio nel castello ed esiste ancora la “scala a chiocciola”, che poi vedremo, attraverso la quale i Granatieri possono essere saliti ai piani superiori.
La galleria è stata ricavata nell’intercapedine fra i due muri che reggevano il ripiano superiore. Il muraglione proseguiva nella stessa posizione di adesso ed andava a chiudersi all’angolo dell’attuale Via Pellegrino (quella che parte da Piazza Cavour e scende verso Via Maria Bricca. All’angolo c’era il portone di ingresso posteriore al recinto del castello, di cui (del portone) si possono ancora veder alcune tracce di muratura sul lato del Borgo. Il muro oltre la galleria doveva essere alto come la parte della galleria. Sul lato verso Ovest ad inizio anni sessanta vi fu un notevole crollo, in seguito al quale il muro venne ricostruito più basso di circa tre metri rispetto al precedente, operando anche in parte uno sbancamento, chiaramente visibile, all’interno del muro stesso.
Ad una decina di metri dall’ingresso della galleria partiva a sinistra una galleria che probabilmente consentiva il collegamento con gli edifici di servizio: quindi la galleria, oltre ad avere funzione di consolidamento del doppio muro, sicuramente aveva anche funzioni di servizio.
La galleria è lunga oltre 92 metri.
Si arriva presto in una saletta che conserva alcuni resti antichi e che in origine (1715) non risultava inframmezzata, come adesso.
Alla parete vi sono le tracce di dov’erano posizionate due lapidi, una di queste è, rotta in più parti, a terra e reca incise (ancora leggibili) alcune grosse lettere romane. L’altra, che era un frammento di lapide funeraria, è stata probabilmente trafugata. Esiste poi un busto di una statua in pessime condizioni.
Sulla parete frontale esistono tre nicchie, una più grande centrale e due più piccole laterali: contenevano probabilmente delle statue.
Al centro del locale si trova un tavolo ottogonale di pietra bianca che era probabilmente la sommità di un pozzo (detta : vera di pozzo). Sul largo bordo ci sono incisi alcuni caratteri gotici che riportano la scritta D’ACORT (d’accordo), ed una data in numeri romani (MCCCCLXV, corrispondente a 1465). Il motto è dei Tapparelli di Lagnasco.
Quale funzione assolveva? Non è da escludere che, ai tempi del castello medievale, fosse una torre difensiva, che consentiva di spaziare su entrambi i lati rettilinei del muro. In seguito alla trasformazione del castello in residenza, può darsi che sia stata abbattuta ed il locale trasformato in magazzino o luogo per la raccolta dei pezzi antichi. Si ricorda che in quel secolo erano di moda anche dei “salotti culturali” o “Accademie”, che fiorirono nel XVII e XVIII secolo, che venivano di solito decentrati rispetto all’abitazione principale, come ad esempio fece il Cardinal Maurizio nella “Villa della Regina”, ove fece costruire a tale scopo un apposito piccolo padiglione lateralmente al parco. Sicuramente i pezzi in essa raccolti (e forse altri ancora) erano già presenti negli anni ’60 (1960), come ricordato dai pianezzesi e descritto dal Capello nel 1965 nel suo libro su Pianezza.
Durante la seconda guerra mondiale la parte successiva della galleria venne utilizzata come “rifugio anti aereo” dagli occupanti la Villa.
Al termine della galleria si entra nella prima stanza dei sotterranei del castello vero e proprio. I sotterranei proseguivano a sinistra (breccia) diritto o subito a destra. Purtroppo, al momento della distruzione del castello o successivamente al momento della costruzione del parco, le volte vennero sfondate ed i vani riempiti di detriti e macerie. Nei sotterranei vi erano due pozzi ed i forni.
A sinistra si trova la scala a chiocciola, che non è ancora ben chiaro se prosegue verso il basso.
Planimetria dei sotterranei del Castello di Pianezza
Esistono alcune stampe o quadri che ritraggono il castello di Pianezza. I principali sono :
BAGETTI Pietro Giuseppe (1764-1831) Olio su tela, di proprietà comunale e normalmente conservato presso il Municipio. L’ovale rappresenta il “Castello visto dalla Dora”.
CIGNAROLI Vittorio Amedeo – L’originale è un olio su tela del 1776 conservato a Torino al Palazzo Chiablese. Il Comune di Pianezza possiede un’incisione del 1797, prodotta con altre 35 in una raccolta di “Vedute degli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna” e rappresenta una “Veduta del castello di Pianezza verso mezzogiorno”.
GONIN Francesco (1808-1889) – Olio su tela rappresentante la “presa del castello di Pianezza”, dipinta nel 1844 su commissione di Carlo Alberto e conservata negli appartamenti reali di Superga.
Riproduzioni delle stampe dell’architetto regio Francesco CARDONE del 1715 che riproducono la pianta del castello di Pianezza (gli originali sono conservati in Curia).



Come si è detto, Agostino Lascaris compera il sito del Castello ed altri ampi possedimenti nei dintorni di Pianezza, nel 1808 dalla società di demolizioni.
Negli anni successivi (1810-1815 ?) fa costruire la bella villa, di notevoli dimensioni, in stile impero. La villa presenta la facciata principale (a tre piani fuori terra) verso il giardino, mentre lateralmente esistevano due costruzioni a due piani fuori terra, di cui quella rivolta a SUD è originale e contiene gli ambienti più belli e di rappresentanza al piano terra, mentre al primo piano era le stanze private del Marchese. Nel fabbricato a NORD (verso il Borgo) vivevano i dipendenti. All’interno esiste grazioso cortiletto che racchiude i vari edifici ed è chiuso in fondo da un muro che richiama le dimensioni del corpo di facciata. Completamente interrate esistono le belle cantine e, raggiungibile attualmente attraverso un cunicolo in forte discesa in parte ostruito da detriti, un “infernot” o cantina fredda, posto a 6 o 7 metri di profondità (che doveva fungere da frigorifero della villa). La villa era dotata, per i propri usi, di due pozzi molto profondi, ancora visibili.
Esisteva poi, leggermente discosto, un edificio a carattere rurale, che conteneva sicuramente la stalla ed i magazzini. In questa parte si trovava anche la ghiacciaia (ancora visibile), che si trova probabilmente sopra all’infernot, in modo da raffreddare ulteriormente il locale.
Come già si è accennato, nel 1838 per volere testamentario, la villa venne donata da Agostino Lascaris alla Curia torinese. Si sono succeduti tutti i Vescovi da allora (il primo fu il Vescovo Franzoni che, negli anni successivi, per le sue idee reazionarie, venne dapprima imprigionato e poi costretto all’esilio).
Nei primi anni ’60 (1960 e seguenti), l’allora Cardinale Pellegrino decise di aprire la villa come “Casa di Spiritualità” per la Diocesi e vennero effettuati dei pesanti lavori di ristrutturazione sul fabbricato NORD, che venne di fatto completamente stravolto per creare nuovi spazi di accoglienza (salone, refettorio, camere con più servizi, ingresso, etc).
E’ di quel periodo anche la convenzione con il Comune di Pianezza e l’apertura di Via Lascaris, che fino alla fine degli anni ’50 non esisteva, ma la tenuta era ancora chiusa come nei secoli precedenti.
Negli anni successivi anche il corpo SUD (quello verso il parco), venne – fortunatamente solo in parte – interessato da interventi, con la costruzione di un fabbricato (con uso di Cappella) che lo congiunge alla cascina, anche parzialmente bonificata, dopo che aveva cessato di essere affidata a dei civili.
La Comunità di San Massimo da molti anni segue e gestisce le attività in Villa.
Elementi tipici dello stile impero sono riscontrabili nell’inferriata del balcone centrale e nella lunetta che sovrasta il portone centrale, caratterizzati da un motivo ricorrente di frecce.
All’interno (parte SUD), decisamente notevole e degno di essere ammirato, trovano posto al primo piano le stanze del Marchese, ancora arredate con mobili stile impero dell’epoca (sedie con gambe a sciabola e schienale con motivo a lira), comò con colonnine e inserti in ottone, un “secretaire”, letto a baldacchino, una “dourmilleuse”, un magnifico inginocchiatoio intarsiato, etc. Molto interessante lo studiolo privato del Marchese, ricco di manoscritti e libri originali, arricchito negli anni successivi dalla presenza dei vescovi con testi di natura spirituale e religiosa. Il materiale presente nello studio è attualmente in via di catalogazione.
I tre terrazzi del primo piano sono ornati di statue raffiguranti le “Muse” che si immagina provengano dal castello del Simiana.
Al piano terra esistono il vestibolo di ingresso con lapidi, busti commemorativi ed un paio di stemmi nobiliari, la sala da pranzo (ora sala Pellegrino, perché qui era solito dare udienza il Cardinal Pellegrino), di cui si apprezza la bella cornice decorata con figure mitologiche e classiche, il salone da ballo (o sala degli affreschi), con pavimento “seminato alla veneziana” (simile a mosaico naturale, imitato nell’edilizia del secolo scorso con le piastrelle di graniglia) e interamente decorato con pitture a tempera del paesaggista piemontese Luigi Baldassarre Reviglio, la sala del bigliardo (o sala delle colonne) magnificamente decorato con affreschi a “trompe l’oeil” (“inganna l’occhio”) raffiguranti nelle colonne in false nicchie personaggi insigni all’epoca e cari al Lascaris (fra cui Vittorio Alfieri – scrittore -, Giambattista Beccarla – matematico e fisico -, Cristoforo Colombo, Giuseppe Lagrange – matematico -, Francesco Lascaris – padre di Agostino -, Carlo Emanuele III di Savoia, Cincinnato – antica Roma-, etc), che possono far trasparire un intendimento di inneggiare sia alle scienze matematiche care al Marchese, sia al buon governo alla diplomazia ed alla corretta amministrazione. Da notare che in due lunelle contrapposte sono raffigurati l’episodio di Pietro Micca e quello di Maria Bricca, il che testimonia che il gesto dell’eroina popolana era ormai entrato nella tradizione e degno di essere perpetuato sull’affresco, al pari del più famoso Pietro Micca, quasi a volerli porre sullo stesso piano. Completa il piano terra la Cappella gentilizia, nella quale si trovano le lapidi e le tombe del Marchese Agostino Lascaris, dei suoi genitori, della moglie, della sua amata figlia Adele e di sua sorella.
Aveva in origine un’estensione di oltre 40.000 metri quadrati (undici giornate piemontesi). Verso fine ‘800 una parte venne donata alla Parrocchia per la realizzazione del primo Oratorio.
Era, in origine, ai tempi del Castello residenza dei Simiana, un giardino all’italiana (con aiuole squadrate e siepi regolarmente potate e fontana ornamentale con giochi d’acqua). Successivamente alla costruzione della villa il giardino venne trasformato in parco paesaggistico all’inglese, ove ai rigore formale del giardino all’italiana “totalmente costruito dall’uomo”, si sostituisce il giardino all’inglese in cui tutto deve apparire come “naturale”, in cui di fatto devono manifestarsi la forza creativa e la bellezza della natura, creando delle visioni anche verso l’esterno, cercando quindi una sorta di continuità con l’ambiente campestre o boschivo che circonda di volta in volta il giardino all’inglese. Gli alberi e le siepi non vanno più potate in modo decorativo o geometrico, ma lasciate crescere secondo natura. L’intervento dell’uomo deve solo assecondare la natura, con la pulizia e l’eliminazione delle parti morte o la loro sostituzione. Nel caso del parco di Villa Lascaris, sopravvivono alcuni elementi del vecchio giardino all’italiana: alcuni tratti di siepe potata tendono ancora a bordare i viottoli che in alcuni casi sono ancora rettilinei e definiti, esiste in fondo ancora un accenno a tunnel vegetale, ma grande spazio è dato al parco all’inglese. Anche l’aspetto “romantico” proprio dell’ottocento, con le rovine del vecchio castello qua e là sparse, viene degnamente rappresentato.
Vi sono molte ed interessanti specie vegetali, sia nostrane che esotiche, Si ricordano siepi di Bosso, dalla crescita lentissima, alcuni esemplari di Tasso (conifera detta “albero della morte” per via delle sue bacche velenose o anche “della vita eterna”, perché è usuale nei … cimiteri), alcuni esemplari di Faggio (dalla corteccia bruno-grigiastra, un esemplare è dai rami penduli…), alcuni esemplari di Cedro del Libano (analoghi a quello che si trova in centro paese, dietro alla chiesa del Gesù), una Quercia rubra del Nord America, alcune Thuje orientali (simili a cipressi), un Liriodendro tulipifera del Nord America (o “albero dei tulipani” per la forma dei suoi fiori).
Completano il parco la grande vasca, interrata successivamente agli anni ’60, quando il giardino iniziò ad essere più frequentato da visitatori esterni (possiamo immaginare essenzialmente per motivi di sicurezza…) ed alcune statue (S.Massimo primo vescovo di Torino, Giove pluvio che scaglia le sue saette, il gruppo che fungeva da fontana nella grande vasca).
In fondo al parco (lato verso via Maria Bricca) esisteva infine, fino ai tempi della seconda guerra mondiale, un Tempietto Cinese (anche questo elemento tipicamente di moda in periodo ottocentesco), che è andato definitivamente distrutto in quegli anni.
DOCUMENTO PIANTA CASTELLO E BORGO 1768
Cartina dell’ubicazione del Castello e sue adiacenze (Borgo) 1768
dalla Curia Vescovile di Torino
CARTE PLANIMETRICHE DEI PIANI DEL CASTELLO
in Trabucchi Piemontesi
Sotterranei
Piano terreno
Piano primo
Piano ultimo
(cartine tratte dal libro : C.F. Capello - Pianezza e le sue vicende – A.D. MCMLXV – Bibblioteca Comunale di Pianezza)
Per gentile concessione dell’Architetto Daniel CANOVA







Indicazioni
Creato con Google SketchUp dal Sig. Canova
http://sketchup.google.com/3dwarehouse/details?mid=c0cf3c0ec02d78bbbf179fb3a818b090&ct=mdsa
FOTO AEREA oggi

(Foto da Google map – Perimetro presunto del Castello di Pianezza)
Per similitudine costruttiva il Castello di Govone in queste immagini, ha molte parti in comune al purtroppo non più esistente Castello di Pianezza
Alcune immagini del Castello di Govone.
Facciata e entrata molto simili (vedi scaloni d’entrata e entrata al salone superiore).
(Il riferimento di ricerca e l’immagine è a questo sito: http://medalp.eu/fr/?p=1104)
Facciata posteriore (vedi: Strutture, finestroni, balconate, piani)
Il riferimento di ricerca e l’immagine è a questo sito: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Govone-Cuneo-Castello.jpg