IL CORAGGIO DI UNA POPOLANA
E I GRANATIERI DEL BRANDEBURGO

I protagonisti di questo fatto storico furono la popolana Maria Bricca e i Granatieri del Brandeburgo, guidati dal Principe d’Anhalt che, nella notte tra il 5 e 6 settembre del 1706, raggiunsero un passaggio segreto guidati dalla popolana e penetrarono all’interno del Castello di Pianezza liberandolo dall’occupazione francese.

A seguito di quest’azione il Duca Vittorio Amedeo II, il 7 settembre ordinò l’offensiva e sconfisse i francesi liberando Torino dall’assedio.
In segno di ringraziamento per la vittoria conseguita, il Duca commissionò la costruzione della Basilica di Superga al cui interno è custodita un tela del Gonin che raffigura la liberazione del Castello di Pianezza.

Quadro Gonin-Maria Bricca e Granatieri irrimpono nella sala del Castello di Pianezza

APPROFONDIMENTO

LA FAZIONE di PIANEZZA

Il 4 settembre 1706 il grosso dell’esercito degli alleati, dopo aver varcato il Po a Carignano, recatosi a Beinasco e sulla riva sinistra del Sangone, aveva continuato la sua marcia aggirante attorno a Torino e alle linee occidentali degli assedianti Gallispani. La sera del 5 si era accampato presso la Dora con l’ala sinistra verso Pianezza e con la destra la strada che da Torino conduce a Rivoli. Durante quella marcia era pervenuto al Duca di Savoia il rapporto che un convoglio nemico s’approssimava per la strada di Susa, sulla sponda sinistra della Dora. Poiché,“per mantenere il campo abbondante di grasce, come dice l’Ottieri, i Francesi facevano venire le provvigioni da diversi luoghi” e l’antivigilia della battaglia di Torino, essi aspettavano un grosso trasporto che veniva dalla Savoia alla volta di questa città. Il convoglio era composto di 1450 muli carichi di vettovaglie, munizioni ed armi, scortato da 400 uomini comandati a cavallo, del reggimento dei dragoni Chatillon sotto la direzione e la guida dei comandanti de Bonnelles e Rochebone. La testa del convoglio era già vicino a Pianezza quando il Duca di Savoia ed il Principe Eugenio, che ne sono avvertiti dall’avanguardia, deliberano di impadronirsene. Fatta arrestare la marcia della cavalleria, dopo aver osservato da un posto eminente la strada che percorrono i nemici, il principe Eugenio apposta lungo la riva sinistra della Dora alcune compagnie di granatieri, e dà ordine che la cavalleria dell’ala destra della prima schiera sotto il comando del G. d. C. marchese Visconti con la brigata del M.G. Falkenstein, sostenuta da quella di Monasterolo, varchi il fiume e raggiunga la coda del convoglio. Contro questa cavalleria, al passaggio, del fiume, i Francesi oppongono il fuoco dei dragoni appiedati, ma i cavalieri Imperiali, primi i dragoni di Herbeville, non si lasciano trattenere e piombano sul nemico con tal coraggio e con tale impeto da sbaragliare scorta e convoglio. I nemici, vedendosi attaccati, serrano le file, precipitano la marcia ed uno degli squadroni francesi che era alla testa del convoglio composto di circa 250 muli spinto dalla brigata Falkenstein – riesce a salvarsi, rifugiandosi nelle trincee del campo francese dove porta la notizia della disfatta. Come il Bonnelles ne ebbe notizia, desideroso di salvare il resto del convoglio, ordinò che fosse attorniato dalle milizie dell’avanguardia e che queste – tenendosi in difesa – per la strada piú breve sollecitassero la marcia e si ritirassero nel vicino castello di Pianezza. Il Duca di Savoia, che scorge la manovra dall’alto di un monticello (N.R. Forse il Masso Gastaldi), ordina subito che altre due brigate di cavalleria, della seconda linea dell’ala sinistra, fatte già avanzare verso la Dora, passino il fiume attraverso un guado, sebbene pericoloso, fra Collegno e Pianezza (N.R Detto del Sassetto non più esistente dopo le dighe per il cotonificio). E cosi pure fanno i granatieri destinati a sostenere la cavalleria. Si ordina intanto la costruzione di un ponte e si fanno trascinare sulla riva della Dora alcuni cannoni. Comandava le due brigate di cavalleria il Marchese di Langallerie che, raggiunta la testa del convoglio, lo prende di mezzo, in quanto la cavalleria comandata dal Visconti lo aveva, come presto vedemmo, assalito alla coda. L’attacco del Marchese di Langallerie getta un gran disordine nelle file dei Francesi, i quali, invece di proseguire per la loro strada e farsi passo attraverso gli squadroni degli alleati, retrocedono, passano il fiume gettandosi nelI’acqua a piedi o in groppa, e raggiungono il castello di Pianezza. Frattanto un drappello di circa 160 cavalli dei Gallispani avanzò sulla riva destra della Dora contro il campo degli alleati per liberare il convoglio, e costrinse a retrocedere un picchetto di cavalleria imperiale comandato da un tenente, che per ordine del Roccavione viene sostenuto da altri drappelli sotto il Cap. Czeika. Tutti insieme assaltano i cavalieri Francesi e li disperdono con una perdita di 10 o 12 uomini tra morti e feriti e 7 prigionieri. Nel frattempo le brigate di Zizendorp e Tornon, guidate dal pnncipe d’ Anhalt, in meno di un’ora cinsero il castello, ove si erano rifugiati alcuni soldati Francesi per sfuggire al loro inseguimento ed avevano trovato scampo il Marchese di Bonnelles, comandante del convoglio, gravemente ferito, e il reggimento di cavalleria Chatillon. Fú impossibile a questi aprirsi la via al Campo Francese, poiché si era compiuto l’accerchiamento di Pianezza per opera dei granatieri Prussiani, coadiuvati dalla cavalleria di seconda schiera dell’ala sinistra Austro-piemontese sotto il comando del G.d.C. Marchese di Langallerie, e non potevano essere liberati che mediante una poderosa sortita dei Francesi dalla linea di circonvallazione. I Gallispani però non si mossero. Gli alleati poterono prepararsi indisturbati per l’attacco. Posero in bateria alcuni pezzi e si misero a costruire due ponti sulla Dora mentre il Duca ed il Principe Eugenio con la maggior parte dei generali visitarono il villaggio e deliberarono sul modo di rafforzare il castello. Il Principe Eugenio aveva intimato ai dragoni rinchiusi nel castello di sottomettersi immediatamente, minacciandoli, se opponevano resistenza, di passarli a fil di spada, “in punizione d’aver osato resistere a un’armata reale”. Tuttavia, essendo rimasta senza effetto tale intimazione, gli Imperiali attesero che i ponti sulla Dora fossero terminati per farvi passare i cannoni e la fanteria destinati ad attaccare il castello difeso da “una sola muraglia, debole riparo a tante forze”. Deliberato l’attacco l’impresa fu affidata al Principe di Anhalt e ad alcune compagnie dei granatieri Prussiani che, sotto il suo comando avevano passato la Dora (la leggenda dice che i Prussiani attraversarono la Dora sugli “arbi” cioè tinozze per pigiare l’uva). Sopraggiunta la notte si presentò a questo principe un villanello, asserisce l’Ottieri secondo la tradizione, una contadina di nome Maria Bricca, che essendo pratica del paese, gli scoprì un sotterraneo comunicante con le cantine del castello. Il Comandante vi fa penetrare i suoi soldati e si introduce nel castello di cui si impadronisce senza alcuna perdita di tempo. Gli Imperiali si impadronirono dei tre stendardi di Chatillon, di oltre mille muli carichi di polveri, di farina e d’armi. Vennero inoltre fatti prigionieri “parecchi commissari e commessi sia di guerra sia di viveri, perchè oltre le polveri e le farine del convoglio. i Francesi tenevano col denaro un grosso magazzino di ogni qualità di provviste in questo castello”, destinato pure ad ospedale. Infatti risulta che vi giacessero un centinaio di soldati ammalati. Il dovizioso bottino fu rilasciato dal Duca alle milizie per animarle alla grande impresa cha si meditava, cioè la liberazione di Torino. Di questo avvenimento il Duca d’Orleans fu avvertito nella notte tra il 6 e 7 settembre, con un biglietto che gli aveva fatto recapitare un suo partigiano, nel quale si comunicava dell’attacco riuscito al castello di Pianezza sferrato dal principe Eugenio.

Nel 7-9-1706 Torino Fù liberata grazie alle colonne alleate che sfondarono le linee delle forze Gallo-lspaniche comandate dal Marchese De Fevillade. I primi a sfondare le linee Francesi sono i granatieri Prussiani del 3° reggimento con a capo il Principe d’Anhalt e come seconda linea la Brigata di Von Hagen. Le truppe Gallo-lspaniche sono costrete ad una rovinosa fuga verso i loro confini abbandonando tutto il loro materiale bellico. ll sole quel giorno é oscurato dalle aquile. Il principe Eugenio di Savoia e Vittorio Amedeo II, come ringraziamento alla vittoria conseguita, decidono di costruire la basilica di Superga, il 20-7-1717 viene posata la prima pietra. Nel 1713 in Prussia il trono passa a Federico Guglielmo I detto il re “sergente” soprannominato anche il primo vero Re “di Prussia” e non “in Prussia” come veniva definito il suo predecessore. Il Re sergente fà della Prussia la quarta potenza militare. Il 6° reggimento della guardia rimane al comando diretto del Re. Nel 1740 viene incoronato Re quello che gli storici definiscono uno dei più grandi strateghi militari, Federico II detto “il grande” che continua la passione per il 6° reggimento dei granatieri giganti di Potsdam.