Maria Bricca
Maria nacque il 2 dicembre 1684 da Giuseppe e Francesca Chiaberge.
L’8 febbraio 1705 sposò Valentino Bricco (vedovo di Maria Odone).
Dal matrimonio nacquero 7 figli (di cui 3 premorti ai genitori): Giovanni Domenico (morto nel 1708), Giuseppe Antonio (morto nel 1710), Giacomo Pancrazio (morto nel 1713), Giovanni Domenico, Ottavia Caterina, Angela Maria e Lucia Francesca.
Maria e la sua famiglia vivevano in una casa che si trova all’incrocio delle attuali via Maria Bricca e via Calvetti. Scrive Giglio-Tos: “Esiste in Pianezza una via, che in omaggio alla memoria della nostra eroina prende il nome di Maria Bricca.
Maria Bricca morì il 23 dicembre 1733, all’età di 50 anni, e fu sepolta nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo nella tomba comune della Compagnia del Suffragio, che si trova a destra di chi entra in chiesa e di fronte all’altare del Suffragio.
FILMOGRAFIA
MARIA BRICCA – L’EROINA DEL PIEMONTE (anno 1706)
Notizie ricavate dalla scheda dedicata al film “Maria Bricca” nel secondo volume della filmografia del cinema muto italiano.
Il film che ha come protagonista la nostra eroina Maria Bricca, fu prodotto dalla Aquila Films a Torino nel 1910. Regista fu Eduardo Bencivenga e nel ruolo di Maria troviamo la famosa attrice del tempo Lydia Quaranta.
La casa cinematografica Ottolenghi nasce nel 1907 e poi diventa Aquila Film (Torino, corso Dante 41).
Maria Bricca – L’eroina del Piemonte (anno 1706)
regia: Eduardo Bencivenga
interprete: Lydia Quaranta
produttore: Aquila Film, Torino
d.d.c. dicembre 1910
In Francia: Une héroine italienne (11.10 – 190 m)
In Germania: Maria Bricca (12.11.10 – 190 m)
In Gran Bretagna: Mary Bricca (10.01.11 – 615 feet)
In Spagna: María Bricca (11.10 – 200 m)
Indice dei quadri:
Maria Bricca assiste, sdegnata, alle violenze delle soldatesche di Le Fauillade
L’oltraggio a Maria Bricca
“Saprò vendicarli!”
Una scoperta sensazionale
Maria Bricca al campo piemontese
Il trionfo di Maria Bricca
“Nel 1705 le armate francesi sono entrate a Pianezza e, in preda al panico, gli abitanti si sono allontanati dalla città. Alcuni soldati francesi se la prendono con una indifesa ragazza del popolo, che è maltratta da un ufficiale. Maria scappa via, e raggiunge una caverna sotterranea dalla quale esce all’interno del castello di Pianezza, e spia da una finestra i soldati francesi. Poi sente dei passi e vede il generale francese che entra nel castello. Maria riesce allora ad allontanarsi, andandosene per la stessa via sotterranea, e raggiunge l’accampamento dell’esercito piemontese guidato dal Duca Amedeo di Savoia: qui disegna su di un foglio il percorso che ha fatto e il biglietto viene recapitato a un generale. Questi la convoca nel proprio ufficio e dà ordine che i soldati seguano Maria. Alla testa delle truppe, la ragazza le conduce dentro il castello e ben presto gli ufficiali francesi si trovano circondati. Essi si devono arrendere, e alla fine il generale italiano dà un bel bacio in fronte all’intraprendente eroina.”
Frasi di lancio:
“Colossale lavoro storico – Fotografie e viraggi sorprendenti.”
“Tra le figure radiose dei salvatori di Torino contro le soldatesche Francesi, brilla la popolana Maria Bricca che, in uno slancio di eroismo, per una via sotterranea conducente nell’interno del Castello di Pianezza, seppe far piombare i Granatieri Piemontesi sopra i generali ed ufficiali superiori dell’esercito Francese radunati in un Castello di Pianezza il 6 settembre 1706 e farli tutti prigionieri. La figura di Maria Bricca, vera pulzella del Piemonte, è ritratta in questa grande Film storica, nel modo più fedele e sensazionale!”
“Questa Casa [l'Aquila Films] ha fatto opera patriottica e lodevole ricalcando in Cinematografia uno degli episodi più salienti dell’eroica difesa di Torino nel 1706. (…) Se non fosse che per la rievocazione di tale momento storico, noi plaudiremmo ben di cuore all’Aquila Film, ma francamente il nostro elogio va anche e principalmente per la riproduzione fedele dell’ambiente e dei costumi dell’epoca e per la cura posta nel mettere in scena il soggetto colla possibile fedeltà e con un complesso artistico veramente encomiabile. (…)”
“La Vita Cinematografica”, Torino, n. 2, 20 dicembre 1910.
“(…) Sì, è un eccellente lavoro; e un sangue di gioventù vi riscuote alla vista di questo episodio della nostra storia, illustrazione ulteriore del valore femminile italico. Maria Bricca è la Cia degli Ordelaffi, è la Caterina Sforza del secolo XVIII; ma non è nobile. Nobilissima è però la sua azione; ed in questa film tale appare veramente, come umana, corretta, senza esagerazioni, senza mossaccie, luminosamente bella, forte e coraggiosa è la giovane attrice che impersona l’eroina. Composti e veramente marziali i soldati, sì dell’uno che dell’altro partito (…). Esattissime le uniformi, eleganti anche, e… gli sproni ci sono. I quadri si succedono, equilibrati: l’uno è la conseguenza inevitabile dell’altro (…). Assenza totale dell’amore; e sta bene. Che l’ufficiale sia brutale, sta bene pure. E che Maria Bricca risponda con uno schiaffo, e che l’altro se lo tenga, è logico, naturale e, soprattutto, patriottico, perché colui è un nemico, e, peggio ancora, è un invasore. (…) E tu, bieco lettore, se sei tale, sappi e vedi con gli occhi tuoi medesimi che dessa, l’Aquila-Film, non è nostra inserzionista; ma a noi piace dare a Cesare ciò che è di Cesare, e l’onore a chi si deve l’onore, nulla più, nulla meno: Suum cuique tribuito.”
Gualtiero I. Fabbri, “La Cinematografia Italiana ed Estera”, Torino, n. 94, 15 novembre 1910.
Da ricerche fatte, purtroppo, non ho trovato più nessuna copia del film ma non desisto…..
Nel frattempo………
MARIA BRICCA: LA PRIMA DONNA
Sono appena conclusi i riti della celebrazione dei trecento anni dall’assedio e dalla battaglia di Torino, un evento definito l’alba di un regno. Il 7 settembre 1706, un giorno che ha cambiato il corso della storia. Cosa c’entra Pianezza in tutto questo? C’entra perché in quei giorni anche Pianezza ha portato il suo contributo alla vittoria finale. Almeno questo è quanto è stato raccontato nel settembre celebrativo.
“Maria Bricca: tra storia e leggenda” è la conferenza di Gianguido Castagno – Vicepresidente dell’Associazione Amici del Museo del Risorgimento Italiano – presentata con queste parole: “L’immagine di questa scarmigliata popolana che, alla testa di un gruppo di granatieri di Brandenburgo, irrompe nella sala del castello di Pianezza, fa indissolubilmente parte, per i Torinesi, della storia dell’assedio del 1706. Ritratta sulla tela o scolpita nel bronzo, l’accetta che Maria Bricca impugna, e che di lì a poco sarebbe stata grondante di sangue nemico, ha un suo posto al fianco della miccia del minatore di Sagliano: ma se la penna rifugge dal narrar tanto macello, qual è la realtà storica dell’episodio e della sua protagonista?. Un piccolo contributo per collocare questa “fomna” nel solco di altre eroine delle nostre terre e per cercare di separare quanto storicamente è accertato e quanto è leggenda: ed è anche per chiedersi se sia poi così necessario che la leggenda venga riportata allo scarno livello della cronaca”
Il “fatto”è stato rappresentato in più occasioni. La prima con una ricostruzione realizzata sul campo, proprio dove si sarebbe svolto nella notte tra il 5 e 6 settembre 1706, sulle rovine dell’antico castello. La bravura degli attori e la partecipazione straordinaria del gruppo storico dei Brandeburghesi di Pianezza e soprattutto di quelli “originari”, di Potsdan, capoluogo del Brandeburgo, presenti anch’essi alle rappresentazioni dei 300 anni.
Lì sotto le mura, Maria Bricca spiegò al Principe in persona come entrare nel castello di nascosto, attraverso una galleria sconosciuta e poi irrompere nella salone delle Feste e sorprendere i Francesi intenti a ballare e gozzovigliare nonostante tutto intorno la guerra divampasse. L’impresa riuscì, i Francesi furono sconfitti e il castello fu liberato.
La seconda messa in scena è stata rappresentata al Salone delle feste con canti, danze, poesie, immagini e musica live dell’Accademia Sabauda. Ancora il racconto del fatto, messo lì all’inizio di una lunga storia che si dipana fino ai giorni nostri per spiegare che poi sono stati molti i figli del popolo che hanno lottato per la libertà.
Fu vera storia? Certo l’impresa comunque riuscì se si pensa che una donna del popolo destinata all’oblio come tutte le altre donne del popolo, ancora oggi è ricordata in celebrazioni ufficiali, conferenze, articoli di stampa, libri, quadri, rappresentazioni teatrali e spettacoli musicali.
Si può dire che la vera impresa sembra essere proprio questa popolarità, non limitata ad un tempo breve ed effimero ma pluricentenario. Per i tanti che oggi si accontentano di pochi istanti davanti alla macchina da ripresa televisiva, la sua “visibilità” è stata qualcosa di straordinario. Che cosa c’è di vero in tutto questo? Prima di tutto lei. Maria Chiaberge in Bricco, così all’anagrafe o meglio nell’archivio parrocchiale, è realmente vissuta al tempo dell’assedio di Torino. Maria figlia di Giuseppe Chiaberge (o Ciaberge) e di Francesca Genova, nacque a Pianezza il 2 dicembre 1684. Quando i soldati francesi occuparono e saccheggiarono Pianezza, nel 1693, aveva poco più di otto anni. Vera anche la famiglia Chiaberge che nel 1702 denunciava danni per la grandine e consegnava i suoi beni di “due bovi e tre vacche” oltre a casa e terreni. Maria si sposò l’8 febbraio 1705 all’età di ventuno anni con Valentino Bricco (o Brico) di vent’anni più anziano e già vedovo con quattro figli viventi. Il 16 giugno 1706 dà alla luce un figlio di nome Giuseppe Domenico.(N.D. ?), Quando Maria Bricca realizzò l’impresa aveva quasi ventidue anni, era sposata da un anno e mezzo e madre da tre mesi. Morì il 23 dicembre 1733 all’età di quarantanove anni.
Cosa è rimasto? Una lapide sulla casa in cui si ritiene sia vissuta, una tela di Francesco Gonin e un quadro di Attilio Aloisi, un dignitoso monumentino nella piazzetta del vecchio municipio, l’intitolazione della via dove sorge la sua abitazione, una via e una casa di riposo a lei dedicata dalla Città di Torino, una famosa conferenza detta in Pianezza il 1 ottobre 1905 dall’on.le Paolo Boselli, un film girato nel 1910 con l’attrice Lydia Quaranta, scritti, pubblicazioni e conio.
Tutto il resto è leggenda? Tutto no ma molto probabilmente sì. Impensabile che abbia discusso con il Principe l’attacco al castello, ma forse lei, magari insieme ad altri, ha fornito indicazioni utili a qualche ufficiale sul campo. In fondo anche un piccolo contributo può risultare molto importante se fornito al momento giusto nel posto giusto. Il resto probabilmente appartiene al mondo della comunicazione, oggi come ieri, che trasforma la realtà. Comunque ancor oggi possiamo incontrare Maria Bricca alla testa dei Brandeburghesi in Via Novembre nella piazzetta del Poliambulatorio ASL immortalata nel monumento. A proposito di monumento; a qualcuno è venuto in mente di riportare a lucentezza quell’antico bronzo? così per gentilezza ad una signora.
Aldo Giordana – La Voce della Dora – supplemento a n. 1/2006
