Successione Spagnola
SITUAZIONE POLITICA DELLA SPAGNA. 1670-1727
GUERRA DI SUCCESSIONE
Nel 1665 muore a Madrid Filippo lV , lasciando in eredità un grande Impero, anche se praticamente in bancarotta, con l’unità peninsulare disfatta, disordini militari alla frontiera del Portogallo, attacchi da parte della Francia ai Paesi Bassi spagnoli, ed un popolo ed una nobiltà totalmente estranei ai problemi dello stato, e disilluso circa le idee imperiali.
Suo figlio ed erede Carlo ll, non ha ancora raggiunto la maggiore età. Il governo si presenta gestito da: La Giunta di Governo, la Regina Madre, Mariana di Neoburgo, e attraverso quest’ultima, il suo confessore tedesco, Nithard, il quale essendo profondamente antipopolare, dovette lasciare il Paese. Si giunse, quindi, a nominare per la prima volta nel regno, un primo ministro, Fernando de Valenzuela.
Le rendite su cui contava lo stato sembravano sufficienti, se le compariamo con le situazioni finanziarie che “ereditarono” Filippo III e Filippo IV nei loro regni, ma determinate circostanze, le rendevano particolarmente difficoltose. In primo luogo, l’incremento dei prezzi nominali, dei prezzi nel vello, facevano supporre che le entrate rappresentassero quasi la metà degli stessi di mezzo secolo prima. In secondo luogo, le spese della Casa Reale, ed i parassiti che ne vivevano all’ombra, erano accresciuti enormemente, ed erano aumentati quando il re aveva raggiunto la maggior età e si dovette sistemare una casa a parte per la Regina Madre, arrivando così al milione e mezzo di ducati, equivalenti al 25% delle libere entrate totali. Ed infine, i re precedenti avevano un margine d’azione sulle imposte, però nel 1665, non solo era impossibile creare nuovi tipi di imposte, ma si rendeva imprescindibile alleggerirne alcune.
Di fronte a questa grave situazione finanziaria, la nazione aveva bisogno di un riposo bellico, a qualunque prezzo. Ma sfortunatamente, il regno non sarebbe stato pacifico; fondamentalmente, a causa dell’atteggiamento aggressivo di Luigi XIV verso la Spagna, con i suoi obiettivi territoriali, sui quasi inermi Paesi Bassi spagnoli, e nei territori dell’Impero a nord dei Pirenei.
L’angosciosa richiesta testamentaria finale di Filippo IV, nel difendere i suddetti territori a qualunque costo, sembrava, di fronte allo stato delle finanze, e al disinteresse del popolo, un compito impossibile. Tuttavia, al concludersi di questo regno, paradossalmente, questi domini si mantennero quasi intatti, fondamentalmente grazie alla politica delle alleanze.
I paesi europei che durante questo secolo, si erano coalizzati contro la Spagna, non la consideravano ormai come una potenza, e temevano di più la Francia forte e vigorosa di Luigi XV. L’Olanda preferiva avere le sue frontiere con un Flandes spagnolo, prima che francese. L’imperatore austriaco, Leopoldo I, diffidava delle intenzioni espansionistiche della Francia, e l’Inghilterra non voleva riconoscere la forza del suo vicino dall’altro lato del canale e le sue conquiste nel nord America.
Il primo attacco francese si concluse con la firma del trattato conosciuto come “Pace di Aquisgrana” (1668), dove trovò la Spagna ed i suoi nuovi alleati: Inghilterra, Paesi Bassi e Austria. Nonostante ciò, la Spagna perse la Città di Lille e altre piazze di minor importanza. Ad ogni modo, questo incontro con la Francia, servì a terminare la guerra con il Portogallo, già comunque ridotta ad attacchi isolati sulle frontiere, così che Carlo II finì per riconoscere l’indipendenza “lusa”.
Cinque anni più tardi, fu firmata la Pace di Nimega, per arrivare poi ad un nuovo faccia a faccia con Luigi XIV, che portò la Francia alla perdita del Franco Condado, Iprès e altre piazze minori. L’interpretazione abusiva di questo trattato dalla parte gallica spinse di nuovo alla guerra, fino alla firma della tregua di Ratisbone (1.684).
Ci fu inoltre una terza guerra con la Francia, anche se questa avvenne verso gli ultimi anni del regno, e l’ambizioso Luigi XIV, prevedendo l’impossibilità di una discendenza da Carlo II, cerco di guadagnarsi il favore di quest’ultimo, firmando con la Spagna la Pace di Ryswick (1697), con condizioni così favorevoli, che la Corona di Castiglia recuperò la maggior parte delle possessioni perdute negli scontri precedenti.
Carlo morì il primo novembre del 1700. Pochi giorni prima, aveva nominato come suo erede Filippo de Borbòn, duca di Anjou, figlio secondogenito di Delfino e nipote di Luigi XIV, sempre però, se avesse rinunciato ai suoi diritti di erede al trono della Francia.
Diffidando dell’atteggiamento gallico, per quanto riguardava il rispetto della clausola di separazione perpetua dalle corone spagnola e francese, Leopoldo I imperatore, appoggiato dall’Inghilterra e dall’Olanda, optò per la scelta del suo secondo figlio, e nipote di Filippo IV, l’arciduca Carlo.
L’Arciduca Carlo fu nominato re contemporaneamente a Filippo V, con il nome di Carlo III, sbarcò a Lisbona il 4 marzo 1704, dando inizio ad una grande guerra in Europa. Nel territorio peninsulare, con la presa di posizione degli antichi regni per uno o l’altro dei contendenti e le concezioni politiche divergenti (il centralismo raccomandato dai Borboni e il rispetto della libertà, tradizionale degli Amburgo) lo scontro ebbe caratteristiche di una guerra civile.
Si trovarono coinvolti nella disputa Austria, Inghilterra e Paesi Bassi da una parte. Spagna, Francia, Baviera, Portogallo e i Savoia dall’altra. Durante il trascorrere della contesa Il Portogallo e i Savoia cambiarono la loro posizione nello schieramento. Le battaglie più importanti nel panorama europeo furono Hochstadt nel 1704, Ramilles nel 1706 e Malplaquet nel 1709. La stessa flotta che aveva portato a Lisbona l’arciduca Carlo, attaccò Gibraltar il 5 Agosto, la quale si arrese di fronte al contendente austriaco, rappresentato dal principe di Hesse-Darmsadt che issò la sua bandiera sopra la piazza; in pochi giorni l’ammiraglio Rook, inglese, la sostituì con la bandiera britannica. Morto Leopoldo I, lo sostituisce suo figlio Giuseppe I. Carlo con l’aiuto della flotta Anglo-Olandese, sbarca in Catalogna dove i suoi numerosi sostenitori lo incoronano a Barcellona l’8 Agosto del 1705, occupa tutto l’antico regno di Aragona e arriva a Madrid il 27 giugno del 1706 dove rimase qualche giorno.
La battaglia di Almansa, il 25 aprile del 1707 permise a Filippo V di dominare il regno di Valencia, cosa che equilibrò la situazione nella Penisola. Per tre anni il centro di gravità della contesa si spostò verso le frontiere orientali francesi, finchè l’Arciduca non decise di passare all’offensiva, arrivando a Saragozza, e da lì, per la seconda volta, a Madrid, dove si trovava, quando le battaglie di Brihuega e Villaviciosa lo lasciarono in una situazione talmente critica da costringerlo a riparare a Gerona.
Morto l’Imperatore Giuseppe I, senza lasciare eredi, nel 1711, l’Arciduca ottenne l’accesso alla corona con il nome di Carlo VI, quantunque mantenendo le sue pretese sulla Spagna, dove lasciò come reggente, la moglie Isabella di Brunswick-Luneberg. Per questo motivo i vecchi alleati lo abbandonarono, temendo che volesse unire le due corone.
Inghilterra e Olanda riconobbero Filippo V e firmarono il trattato di Utrech nel 1713, e sebbene Carlo VI continuò la contesa contro la Francia, presto fu concordata la Pace di Rastad nel 1714.
Il risultato della contesa per la Spagna fu la perdita di Milano, Napoli e della Sardegna, così come altri territori minori nei Paesi Bassi, a favore dell’imperatore, e l’isola di Minorca e Gibraltar per la corona d’Inghilterra, che ottenne anche dalla Francia cessioni territoriali nel Canada.
Una volta assicuratosi la Corona, Filippo V si presta ad una doppia politica, quella interna diretta a controllare e a unificare amministrativamente i suoi territori, di modo che gli effetti interni di questa guerra furono ancora più determinanti. Il sistema amministrativo francese, di assoluto centralismo, fu copiato e imposto fino alle sue ultime conseguenze, culminando con la “legge delle Piante” a Catalogna, che in pratica presupponeva l’abolizione assoluta di tutta l’autonomia delle sue Corti e la soppressione di privilegi in tutti gli antichi Regni.
Dall’altra parte, la politica esterna si diresse al recupero degli antichi possedimenti italiani, perduti nel conflitto di successione. Una volta che il monarca si disinteressò dei suoi consiglieri francesi, anche se li aveva sostituiti con altri di marcata influenza gallica, tutta la sua politica di alleanze e sforzi bellici si diressero a questo obiettivo.